LA PIANTA
Indica, sativa e ruderalis sono considerate di solito forme di un’unica specie molto variabile, Cannabis sativa: la sativa è alta e a foglia stretta, l’indica bassa e a foglia larga, la ruderalis piccola, resistente e a fioritura legata all’età. “Indica” e “sativa” descrivono molto meno di quanto suggeriscano le etichette. La cannabis è un unico genere della famiglia delle Cannabaceae, e la distinzione usata ogni giorno, indica contro sativa, è più un prodotto del mercato che della botanica. Ecco cosa significano davvero questi termini e cosa predice realmente il comportamento di una pianta.
Un solo genere, un numero di specie controverso
Da oltre due secoli i botanici discutono se la cannabis sia una specie o più specie. Il nome formale più usato è Cannabis sativa L., attribuito da Carl Linnaeus nel 1753. Nel 1785 Jean-Baptiste Lamarck descrisse la Cannabis indica come specie distinta proveniente dall’India, e nel 1924 fu proposta la Cannabis ruderalis per le popolazioni selvatiche della Russia.
Il consenso moderno le considera un’unica specie molto variabile, Cannabis sativa, con diverse sottospecie o ecotipi anziché specie nettamente separate. Si incrociano liberamente tra loro, il segno classico di un’unica specie.
Cosa sostengono le etichette popolari
Perché “indica vs sativa” non predice gli effetti
Decenni di incroci fanno sì che quasi ogni pianta commerciale sia un ibrido, quindi le etichette basate sull’aspetto non riflettono più la chimica. L’effetto percepito di una pianta dipende dal suo chemiotipo, la reale combinazione di cannabinoidi e terpeni che produce, non dal fatto che un venditore la chiami indica o sativa.
Per questo due “indica” possono dare sensazioni completamente diverse, e per questo l’enciclopedia organizza le conoscenze per composto e chemiotipo invece che per queste categorie di marketing.
La ruderalis e la rivoluzione delle autofiorenti
La ruderalis ha poco THC e da sola è poco interessante, ma possiede una caratteristica preziosa: fiorisce automaticamente con l’età invece di aspettare giornate più corte. I breeder l’hanno incrociata nelle linee moderne per creare piante autofiorenti che si raccolgono in fretta e non dipendono da un fotoperiodo.
In sintesi
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Tassonomia monotipica, struttura genomica delle popolazioni e chemiotipi terpenici
La tassonomia botanica formale di Small & Cronquist riconosce un'unica specie variabile, Cannabis sativa L., poiché le popolazioni sativa, indica e ruderalis sono pienamente interfertili (Small, 2015, DOI 10.1007/s12229-015-9157-3). La genotipizzazione tramite sequenziamento (GBS) dimostra che le etichette commerciali “Sativa” e “Indica” correlano debolmente con l'ascendenza genomica complessiva (Sawler et al., 2015, PubMed PMID 26308334). Lo studio di 297 campioni ha provato che tali categorie riflettono variazioni nei geni delle terpene sintasi (terpinolene contro beta-mircene e guaiolo) più che il tenore di THC (Watts et al., 2021, Nature Plants, PubMed PMID 34750500).
Domande frequenti
Sativa, Indica e Ruderalis sono specie biologiche separate?
Secondo il consenso botanico moderno (Small & Cronquist), appartengono tutte a un'unica specie, Cannabis sativa L., poiché i loro ibridi sono completamente fertili.
L'etichetta Sativa o Indica indica quanto THC o CBD è presente nel fiore?
No. Le analisi chimiche e genomiche dimostrano che i nomi Sativa e Indica non predicono il rapporto THC:CBD (chemiotipo I, II o III), ma riflettono la morfologia fogliare e specifici profili terpenici come terpinolene contro mircene.
Perché la Cannabis ruderalis è importante per la selezione moderna?
Le popolazioni selvatiche di ruderalis hanno sviluppato una fioritura neutrodiurna (autofiorente) adattata alle brevi estati nordiche, carattere poi introdotto nelle cultivar moderne.